Consiglio. Sintesi dei lavori della mattina di lunedì 2 maggio

aula consiglio[SMNA] In mattinata si conclude l’esame del progetto di legge sulla Rappresentatività sindacale che, dopo un lungo confronto, iniziato mercoledì scorso, viene infine approvato con 29 voti a favore e 17 contrari.
L’esame dell’articolato è ripreso dall’articolo 31, “Cessazione del contratto collettivo di settore” e fino alla fine, all’articolo 42 e agli allegati, nel corso dei lavori sono respinti tutti gli emendamenti presentati da Rete e C10. In particolare, all’allegato A, che introduce la regola di ripartizione della quota di servizio tra le diverse organizzazioni sindacali, si apre un dibattito sull’emendamento abrogativo di Rete- presentato dal consigliere Roberto Ciavatta- che viene comunque respinto.
Nelle dichiarazioni di voto, Gian Franco Terenzi per il Pdcs e Gerardo Giovagnoli per il Psd confermano il sostegno al provvedimento da parte dei primi partiti della maggioranza. Per Terenzi infatti, “aver regolamentato l’erga omnes, come pure la rappresentatività, porta chiarezza nel fissare regole e garantendo una democrazia reale”. Mentre Giovagnoli sottolinea che con la legge si compie un passo in avanti ed “è un fatto positivo per il Paese”. Pollice verso da parte di tutta l’opposizione, ad eccezione di Su-LabDem.
Paolo Crescentini annuncia il voto negativo del Partito socialista: “Non vorremmo che questa legge danneggi la democrazia all’interno del Paese, togliendo peso a chi già di peso ne ha di meno”. Per Federico Pedini Amati, Indipendente, la normativa non tutela le piccole imprese, al contrario, “pare suggerita da Anis e Csu perché si fonda su principi che vanno loro vantaggio”. Nicola Selva, Upr si dice in favore dell’erga omnes, ma la contrarietà del suo gruppo è nei confronti di una legge che “non contiene il concetto di equità”. Voce fuori dal coro della minoranza è quindi Ivan Foschi, Su-LabDem che conferma il voto a favore del provvedimentoda parte del suo gruppo, “ritenendo che su rappresentatività ed erga omnes siano state date soluzioni soddisfacenti”. Chiudono le dichiarazioni di voto Andrea Zafferani per C10 e Roberto Ciavatta di Rete. Il no è scontato per il capogruppo di Civico 10, secondo cui la nuova legge non garantisce affatto il contratto migliore per i lavoratori e con essa“i grossi potranno fare il loro comodo”. Idem per Ciavatta che annuncia come il voto del suo gruppo sarà “assolutamente” contrario. “Ci felicitiamo- conclude- che l’unica modifica compiuta di qualche valore sia quella relativa ai distacchi dei dipendenti pubblici al sindacato, ma ci spiace che tutte le altre proposte non siano state accettate”.
Licenziata la normativa sulla rappresentatività sindacale con 29 voti a favore e 17 contrari, l’Aula passa ad affrontare il comma 21, ovvero il Progetto di legge in seconda lettura, “Norme di adeguamento dell’Ordinamento sammarinese alle disposizioni della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica- Convenzione di Istanbul”. Il dibattito sul provvedimento viene interrotto per la conclusione della seduta e riprenderà ne pomeriggio.

Di seguito un estratto degli interventi della mattinata.

Comma 20 . Progetto di Legge “Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” / approvato con 29 voti a favore e 17 contrari

Allegato A che introduce regole di ripartizione della quota di servizio tra le diverse organizzazioni sindacali. Rete presenta un emendamento totalmente abrogativo, poi respinto.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Questo allegato non ci convince. Se la modalità transitoria è troppo vantaggiosa per una delle parti, questa si opporrà ad ogni tipo di accordo che possa toglierle alcune prerogative e il rischio è che non si arrivi volontariamente all’accordo. E’ il punto in cui si poteva fare di più”.

Manuel Ciavatta, Pdcs: “ Visto che abbiamo scelto la stessa base di ripartizione della quota che oggi ha la politica, il 25% uguale per tutte le sigle sindacali e il 75% secondo il numero di iscritti, è ovvio che si dia il giusto peso secondo la soglia minima che valuta la quota di iscrizione, è un criterio ragionevole”.

Andrea Zafferani, C10: “Nel sindacato l’iscritto è solo chi versa una certa quota, altrimenti fa un atto per passatempo e va considerato meno: questa è la logica della maggioranza e che mi lascia molti dubbi. Per noi sarebbe invece sufficiente valutare gli iscritti. E c’è di più. Paradossalmente sarebbe un atto consapevole se si chiede un’iscrizione e poi gliela si ridà indietro. Se invece il sindacato sceglie di non far pagare la quota di iscrizione ma i servizi, allora in quel caso non è un atto consapevole. Per noi invece non ha senso considerare la quota di iscrizione ma gli iscritti, perché un sindacato si può finanziare in molti modi diversi”.

Vladimiro Selva, Psd: “E’ chiaro che va trovato un equilibrio, anche alcuni servizi che i sindacati erogano possono incentivarsi con una quota di onerosità. Ma il finanziamento pubblico al sindacato ha questa logica, ovvero garantire una base economica solida per permettere di dare a tutti quel servizio, anche a chi diversamente non potrebbe permetterselo”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato; “Anche noi avremmo preferito che si potessa trovare una conciliazione tra le parti. Ma con la consapevolezza che nel frattempo, senza, non ci fossero pari condizioni, la politica vuole porre le organizzazioni sindacali sullo stesso livello perché il dialogo inizi e si possano trovare soluzioni. Non mi trova d’accordo l’affermazione che l’iscritto che non paga non ha nessun valore, a noi interessa conteggiare chi veramente si rappresenta nel sindacato. Lo 0,15 sono 3 euro la mese, due caffè, con cui l’iscritto deve contribuire al sindacato. Cerchiamo quindi di riportare il dibattito sulla verità, non parliamo di 100 euro al mese necessari per poter conteggiare un iscritto. Questo è il solito metodo di certi partiti di minoranza che cercano di delegittimare, introducendo elementi nel Paese non suffragati. Per lei è illogico quello che fa il governo, per me invece consigliere Ciavatta è illogico il suo modo di fare politica”.

Roberto Ciavatta, Rete: “I 3 euro o un ero non contano nulla, è il principio che conta. Se è sbagliato, anche se si parlasse di un centesimo all’anno, resta sbagliato. E’ vero che ci sono iscritti che contano meno degli altri. Stiamo facendo il discorso sulla situazione attuale. Si dice non è un obbligo pagare l’iscrizione, certo che lo diventa, perché diversamente non ho il finanziamento. Allora cosa succederà se io faccio pagare un 1% così prendo 10 euro al mese, ma poi li restituisco mettendoli nel fondo pensioni dei lavoratori? Si può fare? Questo modello proposto con l’allegato A è calato sull’attualità e sui rapporti di forza esistenti. Tiene conto di quanto fa pagare uno specifico sindacato, in modo che gli altri si devono adeguare, se no restano senza finanziamenti. Noi sosteniamo invece con forza il principio della proporzionalità”.
Dichiarazioni di voto
Gianfranco Terenzi, Pdcs: “A nome del Pdcs, esprimo soddisfazione per aver portato a termine questo Pdl che prevede regole certe per garantire una democrazia reale e di partecipazione nella società civile. E per aver quindi concluso il lungo confronto e dibattito sull’articolato che ha avuto un intenso approfondimento in Commissione consiliare e poi in Aula. Aver regolamentato l’erga omnes, come pure la rappresentatività, porta chiarezza nel fissare regole e garantendo una democrazia reale. Il Pdcs esprimerà un voto convinto e favorevole alle legge”.

Gerardo Giovagnoli, Psd: “Il Psd intende sottolineare la positività del provvedimento che mette ordine in un settore che è cambiato profondamente da quando la legge vigente è stata approvata, oltre 50 anni fa. Cerca di tenere assieme e contemplare diverse esigenze. Tra l’altro, dalla prima lettura ad oggi, il testo ha subito diverse modifiche che vanno nella direzione di non compromettere la possibilità per nessuno di partecipare, è stato messo un vincolo del 25% sulla distribuzione proporzionale che prima non c’era La questione dell’economia della retribuzione non ci pareva fosse quella fondamentale, ma abbiamo voluto inserire un minimo per quanto scritto anche dall’Ilo, coinvolto da un’associazione sindacale. L’Ilo dice infatti che un minimo di contributo per essere conteggiati quale iscritti deve essere contemplato. Se ci saranno abusi o storture ci faremmo carico di risolverle. Quello che mi preme, nel dibattito generale, è sottolineare che inizia un nuovo corso nel quale deve esserci uno sforzo che ci sentiamo di promuovere rispetto le parti in campo, datoriali e sindacali, che hanno avuto parecchie fratture, nel cercare di ricomporle. Crediamo che questo sia possibile e facilitato dal fatto che ora le regole siano più chiare e che il principio erga omnes sia confermato. Il passo in avanti è un fatto positivo per il Paese”.

Paolo Crescentini, Ps: “Il Partito socialista, coerentemente con quanto fatto in Commissione consiliare darà il proprio voto negativo al Pdl, non previsto nemmeno nel Programma di governo e che, ribadiamo, non rappresenta una priorità nel Paese. Ve n’erano ben altre. Non vorremmo che questa legge, una volta adottata, creasse poi ulteriori spaccature nel Paese, sarebbe stato più opportuno prendersi altro tempo a disposizione, una richiesta arrivata anche dai consiglieri di maggioranza durante i lavori della Commissione consiliare. Il Ps darà il proprio voto negativo a questo provvedimento. Non vorremmo infatti che questa legge danneggi la democrazia all’interno del Paese, togliendo peso a chi già di peso ne ha di meno, rispetto ad altre componenti sindacali che da oggi si sentiranno ancora di più tutelate”.

Federico Pedini Amati, Indipendente: “Ho gradito le argomentazioni di C10 e Rete che hanno spiegato molto bene i dubbi fondati sui vari articoli, anche attraverso gli emendamenti presentati. Il momento non era quello più appropriato per portare questa legge in Aula, il segretario di Stato a riguardo ha fatto spallucce, insieme alla maggioranza. Si potrebbe innescare un meccanismo pericoloso, questa legge non coglie la vera rappresentatività, includendo anche le minoranze che sono qui lasciate al loro destino o a seguire dinamiche sindacali che rappresentano solo la maggioranza. Pare una legge suggerita da Anis e Csu, lo dico al microfono, perché si fonda su principi che vanno loro vantaggio. Era più importante fare una legge sul lavoro basata sulle esigenze nuove delle imprese, anche quelle delle piccole imprese, che su 5.200 attività sono l’80%. Invece questa legge va a favore delle grandi imprese. Il mio voto sarà contrario”.

Nicola Selva, Upr: “Anche l’Upr non voterà positivamente questa legge, prima di tutto per la sua non urgenza e per le conseguenze che avrà nel nostro tessuto sociale che porterà ulteriori spaccature a un sistema già molto provato dalla crisi che dura da parecchi anni tra tutte le parti sociali del Paese, non solo sindacali. Non la sosteniamo soprattutto per come sono stati esposti i concetti. Sosteniamo sì l’erga omnes, ma in questo modo la legge non contiene invece il concetto di equità. Avrebbe dovuto permettere un’equa rappresentatività anche per le organizzazioni minori, non solo sindacali ma anche datoriali che rappresentano a San Marino la maggior parte delle aziende del territorio. Per questi motivi non voteremo questa legge”.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Si sono confrontate due diverse filosofie su questa legge, entrambe legittime, però la politica deve fare delle scelte. Il primo punto era la necessità di questa legge, probabilmente non era un’urgenza, ma era una necessità. Tutti ci siamo infatti detti a difesa dell’erga omnes contrari alla creazione di contrapposizioni per contratti differenti, per non mandare in tilt le aziende. Abbiamo appurato che la suddivisione dello 0,40 non sia un obbligo ma una possibilità. Si è discusso se invertire o meno i silenzio- assenso. Abbiamo condiviso che tutti i lavoratori sono consapevoli, per noi ha fatto la differenza il riconoscimento del ruolo sociale e istituzionale delle organizzazioni sindacali. Così il fatto di inserire il principio del silenzio-assenso per noi rappresenta una forma di tutela per queste associazioni. Si può discutere invece sulla suddivisione di queste quote, anche noi avremmo preferito maggiore chiarezza sull’iscrizione, la legge poteva chiarire tra adesione e iscrizione. E’ stata fatta una scelta che non ci ha condiviso del tutto. Mettendo in fila tutte le considerazioni, ritenendo che su rappresentatività ed erga omnes siano state date soluzioni soddisfacenti, augurandoci ci sia poi possibilità di verificare questa norma, per tutte queste ragioni, confermiamo il voto della Commissione, ovvero favorevole, alla norma”.

Andrea Zafferani, C10: “La condivisione sulla necessità di questo intervento si è limitata da parte nostra a quella di superare la legge del ’61 e alla questione erga omnes, per quanto non avremmo visto peregrino ragionare su modelli industriali diversi. Il meccanismo definito infatti non fa in modo che si scelga il contratto economico migliore, ma solo quello scelto dai ‘più grossi’. Noi abbiamo suggerito invece un meccanismo che con un referendum tra lavoratori e datori di lavoro permettesse di scegliere effettivamente il contratto migliore. Non necessariamente è scontato che il contratto migliore sia quello fatto dalle organizzazioni più grosse. Una legge moderna per lo sviluppo economico avrebbe dovuto creare le condizioni per valutare i contenuti dei contratti e non chi li fa. Invece la legge è concentrata a far sì che i più grossi ‘facciano da soli’, con l’effetto collaterale che le piccole aziende rischino di non far sentire le proprie esigenze e sarebbe un grande problema visto che il nostro tessuto economico è fatto soprattutto da piccole e medie imprese.I grossi potranno fare il loro comodo e non penso sia positivo. Il nostro voto sarà contrario”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Crediamo che questa legge richiederà a breve interventi dell’Aula consiliare. Le complicazioni introdotte con l’unico obiettivo di privilegiare le parti più grosse in causa porteranno infatti ad aggiramenti della norma, che sono i benvenuti se ci sono gli spazi per poterli fare. La legge del segretario Belluzzi è stata imposta con forza e con tempistiche sospette. Le priorità sicuramente erano altre, invece si è voluto costringere l’Aula consiliare a un dibattito così lungo e poco produttivo in larga parte, perché concentrato su articoli contraddittori tra di loro. Non c’è dubbio che la legge andasse aggiornata per tutelare l’erga omnes, ma questo non è sufficiente a spiegare l’intervento normativo fatto. Larga parte della partita l’hanno giocata le modalità di suddivisione dei finanziamenti per le associazioni sindacali e il peso rappresentantivo per le associazioni datoriali. Maggior rappresentatività per firmare contratti erga omnes: così c’è chi vince e chi perde. Crediamo che questa forzatura aumenterà lo scontro tra le associazioni. Il nostro voto sarà assolutamente contrario, ci felicitiamo che l’unica modifica compiuta di qualche valore è quella relativa ai distacchi dei dipendenti pubblici al sindacato, ma ci spiace che tutte le altre proposte non siano state accettate”.
Comma 21. Progetto di legge “Norme di adeguamento dell’Ordinamento sammarinese alle disposizioni della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul)”/

Mariella Mularoni, Pdcs, relatore unico: “Il Progetto di legge rappresenta il completamento di un percorso che il nostro Paese ha intrapreso già dal 2008 con la Legge 20 giugno n. 97, che ha costituito per la Repubblica di San Marino una tappa importante nel dibattito riguardante le misure da adottare per attuare un più efficace contrasto ai reati su vittime vulnerabili ed in particolare di quelli caratterizzati da violenza contro le donne. Un punto di svolta per il nostro Paese in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere e della violenza domestica. La firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ( Convenzione di Istanbul ), avvenuta il 30 aprile 2014, testimonia l’impegno della Repubblica di San Marino di proseguire questo percorso e rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione è stato un segnale importantissimo perché è il primo trattato che ha riconosciuto la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani fondamentali, e per la prima volta i maltrattamenti contro le donne sono stati inseriti in quest’ambito. Inoltre la Convenzione è stato un punto di partenza per la stesura di questo progetto di legge che recepisce alcune preziose raccomandazioni contenute nella stessa, in grado di prevenire ogni forma di violenza, indagare, punire e risarcire le vittime di violenza, ma anche promuovere campagne di sensibilizzazione e di programmi educativi che tengano conto di questi temi, del rispetto reciproco, della soluzione non violenta dei conflitti interpersonali. Rispetto a temi come questo in esame, la politica ha la responsabilità di intervenire sia sotto l’aspetto legislativo, adeguando il nostro ordinamento per colmare le lacune che esso ancora manifesta, sia nel tessuto culturale e sociale. Il progetto di legge rappresenta così un ulteriore passo in avanti per il nostro Paese, un adeguamento normativo alle disposizioni della Convezione di Istanbul sul piano degli strumenti preventivi e protettivi in favore delle vittime, suggerito dallo studio di conformità del nostro ordinamento interno elaborato dall’Avvocatura dello Stato, per colmare le lacune e perché la Repubblica di San Marino sia effettivamente la terra dove tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica, siano prevenute e represse. San Marino conferma il proprio impegno nella progettazione e attuazione di politiche tese ad una uguaglianza sostanziale tra uomo e donna, e ad adottare una prospettiva di genere nella progettazione delle misure attuative della Convenzione e nella valutazione del loro impatto, che comprenda tutte le forme di violenza contro le donne, fisica, psicologica, economica, sessuale, oltre alle sue espressioni più degradanti e crudeli come i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, la sterilizzazione forzata, gli stupri. Un impegno che San Marino si assume a tutti i livelli, dalla prevenzione all’assistenza alle vittime, per eliminare ogni forma di discriminazione e promuovere la parità tra i sessi. Un lavoro da compiere tutti insieme, pur nella diversità dei ruoli, per aiutare le donne in difficoltà, per promuovere campagne di sensibilizzazione, per maturare nella società civile una maggiore consapevolezza sulla gravità del fenomeno. Ci auguriamo in tal senso che il confronto sul tema possa trovare ulteriori momenti di riflessione politica suffragati dai dati forniti dagli organismi preposti al monitoraggio.
Siamo tuttavia consapevoli che gli adeguamenti normativi non saranno sufficienti per far fare un passo in avanti al nostro Paese nella prevenzione del fenomeno della violenza contro le donne, se non ci sarà una consapevolezza collettiva di realizzare un vero cambiamento culturale per dare un segnale forte ai nostri giovani affinchè possa nascere una cultura del rispetto della dignità dell’altro. Un mutamento sociale e culturale che deve portare al rifiuto della violenza e di ogni forma di discriminazione di genere. Un reale cambiamento può scaturire solo da una rivoluzione culturale che la legge può e deve contribuire a determinare: le leggi sono necessarie, ma siamo noi, anche con l’educazione che impartiamo ai nostri figli, a dover creare i presupposti per realizzare una reale parità. concludo auspicando che il progetto di legge, così come emendato dalla Commissione Consiliare Permanente I, possa essere definitivamente approvato a larga maggioranza dall’aula consiliare”.

Pasquale Valentini, segretario di Stato per gli Affari esteri: £Questo intervento legislativo ha il compito di predisporre gli adeguamenti normativi per la piena attuazione della Convenzione di Istanbul, da noi ratificata prima della fine del 2015. Questi adeguamenti hanno avuto bisogno di qualche mese in più per essere predisposti, ma oggi siamo alla fase conclusiva del percorso e non posso che ringraziare chi ha contribuito al suo compimento, iniziato a San Marino già nel 2008. Indubbio è sottolineare il ruolo dell’Authority per le Pari opportunità grazie cui il percorso è stato tenuto nella dovuta attenzione e la Direzioni Affari giuridici del Dipartimento esteri per il lavoro svolto sotto l’aspetto normativo.
La legge di per sé non risolve tutti i problemi ma è importantissima, ha aspetti innovativi, ma voglio rimarcare l’elemento importante della prevenzione e del cambiamento culturale necessario da mettere in atto. Perché oltre alla repressione che si deve fare, il lavoro principale è quello di prevenire certi fenomeni, garantire pari dignità tra uomo e donna e pari opportunità. Obiettivo è quindi un’adeguata funzione educativa degli ambiti preposti. Restano due interventi attuativi da sottolineare: quello contenuto nell’articolo 20, un decreto delegato da adottare per dare piena autonomia operativa dell’Authority delle Pari opportunità. L’organismo cha bisogno di un adeguamento alla luce delle nuove funzioni che la legge gli attribuisce. Quindi l’istituzione di un Fondo di assistenza finanziaria delle vittime. Non si può che cogliere con soddisfazione il completamento del percorso”.
Enrico Carattoni, Psd: “Serve una sola parola per definire l’entusiasmo con cui il nostro gruppo ha accolto questa legge, ovvero ‘finalmente’. E’ infatti l’ultimo passaggio per dare attuazione alla convenzione di Instanbul. In Commissione questa legge è passata all’unanimità con il contributo di tutte le forze politiche. E’ necessario far passare un messaggio politico: da 8 anni è entrata in vigore la legge contro la violenza di genere, il fatto che si tenga alta la guardia significa che la repressione di questo fenomeno non è scontato”.

Lorella Stefanelli, Pdcs: “Oggi siamo a completare il quadro normativo che rende efficace il contrasto alla violenza su donne e minori, oggi ci si chiede di adeguare normative già esistenti a nuovi principi e ne introduciamo altre innovative. Mi unisco al coro dei doverosi ringraziamenti a tutti gli uffici e organismi che si sono interessati a questa materia . Il Consiglio d’Europa attribuisce grande importanza a 3 convenzioni che rappresentano il quadro contro le violenze su donne e minori. La prima è la convenzione Lanzarote. San Marino è stato tra i primi 5 Paesi a sottoscriverla nel 2010 ed è lo strumento internazionale per eccellenza di prevenzione, protezione e contrasto ai casi di abuso sessuale sui minori. Poi c’è la convenzione di Varsavia contro la tratta degli esseri umani, ratificata da noi nel 2010. E la terza convenzione è quella di Instanbul. Gli Stati che recepiscono questi ordinamenti sono considerati virtuosi per la considerazione delle donne e dei bambini sotto l’aspetto del contrasto alla violenza. E oggi con questo Pdl e l’iter appena concluso, con orgoglio possiamo annoverarci tra questi Stati viryuosi. E abbiamo toccato con mano con il deposito della convenzione di Instanbul al Consiglio d’Europa il grande rispetto e la considerazione che abbiamo su questo tema. Predisponendo questa legge, la Repubblica dimostra ai nostri cittadini e all’Europa serietà nel rendere effettiva, e non solo dichiarata, la lotta alla violenza su donne e minori”.

Franco Santi, C10: “E’ impossibile dividersi su queste tematiche. Mi unisco ai ringraziamenti fatti. Prevenzione la si fa con la cultura del rispetto, tolleranza e umanità, principi che devono essere quotidianamente riaffermati. Sottolineo l’importanza quindi del lavoro degli organismi tecnici preposti a fare questo, in primis la scuola, ma anche l’Authority, il tribunale, gli uffici della Pa e le famiglie, per monitorare l’efficacia di questo intervento attraverso statistiche di riferimento. I report dell’Authority ci dicono che ci sono ancora e mantengono numeri importanti questi episodi contro donne e minori, e tutto ciò deve farci riflettere. Molte di queste violenze non vengono denunciate e dobbiamo rimanere tutti con la massima attenzione, per fare in modo che questo intervento sia il più efficace possibile. Confermiamo il voto favorevole”.

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