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Il processo Biagioli si ferma di nuovo

Tribunale[San Marino OGGI] Il legale di parte civile Gianna Burgagni tuona: “Questa è interruzione del servizio pubblico. Forse la legge non è uguale per tutti”. Presentata la quarta ricusazione nei confronti del giudice Gilberto Felici e sollevata la terza questione di legittimità costituzionale. La prescrizione è dietro l’angolo. Il processo Biagioli si ferma per l’ennesima volta. Alle parti riunite ieri in Aula per la ripresa del dibattimento che vede imputati per falso in atto pubblico l’ex comandante della gendarmeria, Marcello Biagioli e suo figlio Carlo – noto avvocato -, il cancelliere ha notificato l’ennesima ricusazione presentata dal colonnello Biagioli nei confronti del giudice Gilberto Felici. Al solo Felici, questa è almeno la quarta ricusazione presentata. I motivi? Sempre gli stessi: il presunto pregiudizio sfavorevole agli imputati e che sarebbe stato espresso da Felici di fronte ad alcuni colleghi del tribunale. A questo, Biagioli questa volta aggiunge la causa civile aperta con Felici: l’imputato sostiene che, vista appunto la causa, vi sia una pendenza di rapporti economici tra il magistrato e la parte imputata. Inoltre, nell’ennesima istanza che mette il freno al dibattimento, si solleva anche un’altra questione di legittimità costituzionale, riguardo l’articolo 23 della legge numero 55 del 2003, quella sulla disciplina del Collegio garante. Anche a questioni di legittimità sollevate, siamo a quota tre solo negli ultimi mesi, da quando cioè il dibattimento è passato dalle mani del giudice Vittorio Ceccarini (astenutosi a primavera scorsa) a quelle del giovane Gilberto Felici che, fin dall’inizio, ha mostrato la volontà di voler arrivare al termine del procedimento in tempi brevi. Tempi osteggiati più volte dalle presentazioni delle numerose istanze. Ma questa volta, qualcuno ha cominciato ad arrab- biarsi e mentre la prescrizione pare sempre più vicina – proprio l’altro ieri, il collegio difensivo dei Biagioli ha presentato un’istanza che chiede venga dichiarata l’intervenuta prescrizione almeno per la posizione del figlio Carlo – tuona il legale di parte civile, Gianna Burgagni. Il noto avvocato, ieri in Aula, saputo dell’ennesima ricusazione, ha commentato: “Questa è interruzione del servizio pubblico, perché i giudici non sono posti nelle condizioni di svolgere il loro lavoro. Gli altri processi si fanno, questo perché va così? Forse non tutti sono uguali di fronte alla legge?”. (…)

L’accusa, nei confronti dei due Biagioli è quella di aver modificato un foglio di servizio, già compilato da una pattuglia della Gendarmeria, per dimostrare un controllo non avvenuto, dal quale risultava che Stefano Virgili, componente della Banda della Magliana, era stato fermato sulle strade del Titano tra il 16 e 17 luglio del 1999, proprio nella notte della “storica” rapina al caveau del tribunale di Roma, colpo per il quale fu poi condannato a Perugia. Secondo il rinvio a giudizio firmato dall’allora giudice inquirente Alberto Buriani, il foglio di servizio sarebbe stato modificato da Carlo Biagioli, sotto dettatura del padre Marcello.
(pc)

San Marino OGGI


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