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Continua il confronto U.N.A.S. e USC sulla riforma fiscale. Equità fiscale: una fantasia a spese delle piccole imprese

UNAS logo[c.s.] Artigiani e commercianti a difesa di una sostenibilità ed equità tra categorie. Nel confronto in corso all’interno delle organizzazioni U.N.A.S. e U.S.C. emerge  una forte preoccupazione sul tema dell’equità fiscale e degli orientamenti nel perseguire questo scopo. Una vera equità fiscale deve intendersi quale equilibrio e imparzialità dello Stato nel richiedere ai singoli contribuenti imposte e tasse sulla base della soggettiva capacità contributiva.

Non ci possono essere trattamenti diversi dettati dalla discriminante della appartenenza ad una categoria piuttosto che ad un’altra. Un trattamento è equo solo se a parità di capacità contributiva pretende un pari impegno da parte del contribuente.

Ma così non pare essere nella nuova riforma!

L’aspetto propedeutico alla definizione di una tassazione equa deve partire dalla individuazione di diverse tipologie di reddito (reddito da impresa, reddito da capitale, reddito da lavoro dipendente, reddito da pensione, ecc.), ma una volta definito il reddito, a prescindere della tipologia di appartenenza, deve esserci parità di prelievo.

Non è pensabile procedere con metodologie e conteggi diversi, creando pressioni fiscali differenti a seconda dell’appartenenza anziché della capacità contributiva.

È corretto distinguere tra persone fisiche e persone giuridiche, ma è assolutamente improponibile eguagliare il reddito d’impresa delle persone fisiche al reddito d’impresa delle persone giuridiche, perché il reddito delle società è reddito di capitale, mentre il reddito d’impresa delle persone fisiche è tutto o in gran parte dato dalla quota del proprio lavoro prestato e non dall’utile o margine dato dallo svolgimento di una impresa. (tant’è che spesso i titolari delle imprese di capitali sono dipendenti della propria impresa e sulla quota del proprio lavoro sono tassati in quanto lavoratori subordinati).

Con le previsioni della tabella di scaglioni previsti all’allegato C della legge presentata in prima lettura, un lavoratore dipendente avrebbe una aliquota media ponderata pari al 17% solo per redditi superiori a 77.000 euro, mentre un lavoratore autonomo dovrebbe contribuire per un 17% già dal primo euro di utile.

Oggi l’attuale legislazione in vigore offre già il giusto correttivo, dando la possibilità agli operatori economici sammarinesi produttori di reddito autonomo o d’impresa di optare in sede di dichiarazione dei redditi per l’applicazione dell’aliquota d’imposta generale sui redditi proporzionale del 17% oppure per quella progressiva per scaglioni sul reddito.

E questo strumento, per le particolarità del reddito d’impresa relativo alle persone fisiche deve essere confermato a tutela della equità fiscale.

 

Seguono esempi circa le differenti aspettative fiscali a parità di reddito:

 

Con un reddito imponibile  pari ad euro 14.000,

un imprenditore persona fisica pagherebbe                   €. 2.380,00 pari al 17,00%

un lavoratore dipendente pagherebbe                            €. 0.000,00 pari a  00,00% nulla

 

Con un reddito imponibile  pari ad euro 32.000,

un imprenditore persona fisica pagherebbe                   €. 5.440,00 pari al 17,00%

un lavoratore dipendente pagherebbe                            €. 2.700,00 pari al 08,44% la metà

 

Con un reddito imponibile  pari ad euro 42.000,

un imprenditore persona fisica pagherebbe                   €. 7.140,00 pari al 17,00%

un lavoratore dipendente pagherebbe                            €. 4.200,00 pari al 10,00%


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