Deficit pubblico ormai fuori controllo: chi finanzierà il debito di San Marino?
[La Tribuna] Sebbene nel 2011 lo Stato per la prima volta abbia messo in atto una timida inversione di tendenza nell’espansione della spesa pubblica riuscendo a contrarre la spesa corrente, i dati sulla tenuta del bilancio sono realmente preoccupanti. A renderlo noto è la Commissione di controllo della Finanza Pubblica che sebbene non abbia potuto sottoporre ad un attento giudizio il risultato dell’assestamento di bilancio 2011 e non sia ancora stata in grado di formulare un parere sul bilancio di previsione per il 2012, avverte con fermezza che: “ Gli sforzi profusi per contenere i costi non sono sufficienti per mettere in sicurezza i conti pubblici” e quindi sollecita il governo per il 2012 a non prevedere politiche di sola introduzione di imposte, ma di assicurare tagli alla spesa sufficenti a mantenere l’equilibrio. (…) il campanello di allarme suonato oggi mette all’esame sopratutto i dati noti alla Commissione e cioè quelli che mettono a confronto il bilancio consuntivo del 2010 raffrontandolo con quello del 2009. Ebbene le risultanze fanno tremare i polsi.
Innanzitutto l’esame dell’indice di autonomia finanziaria che scende dallo 0,28 allo 0,27 consolidando la posizione del quoziente in zona di pericolo ed indicando un’estrema fragilità della struttura della finanza pubblica, dato confermato dalla forte contrazione delle disponibilità liquide passate da 256 milioni del 31 dicembre 2009 a 218 milioni nel 2010, ma date ancora in contrazione nei primi 10 mesi del 2011. Non poteva essere altrimenti del resto, sebbene infatti la spesa corrente nel 2010 sia diminuita ciò, sottolinea la Commissione, lo si deve quasi unicamente alla voce delle poste compensative delle entrate e cioè quelle spese che dipendono strettamente dall’andamento delle entrate (rimborsi all’esportazione prima di tutto, ma anche imposte dirette a credito). Se si depura il dato del 2010 da questa voce, la Commissione rileva come il taglio effettivo alla spesa corrente che si è prodotto è pari solo all’1,06%, una percentuale inconsistente rispetto al crollo delle entrate che solo l’iscrizione a bilancio di due conguagli delle imposte dirette (2009 e 2010) ha potuto compensare facendo si che il deficit effettivo sia stato solo (?) di 33 milioni e non invece di 57. Ma le sorprese non sono finite e considerando i forti tagli alla spesa in conto capitale, passata dai 60 milioni impegnati nel 2009 a soli 41 milioni nel 2010, (di questi ben 8,6 milioni di tagli riguardano beni e opere mobiliari) si è registrato un deciso aumento della spesa corrente sul totale delle uscite, sfondando quota 92% (circa +3% rispetto al 2009) e contravvenendo ai dettami presenti in tutte le leggi finanziarie che indicano come impegno programmatico quello di fare diminuire tale incidenza per rendere disponibili capitali per gli investimenti. Nel 2010 invece a consuntivo emerge che la voce ‘Oneri retributivi del personale in attività’ sono passati da euro 100.409.398 a euro 102.782.070 con un aumento del 2,36% rispetto al 2009 e ciò mentre tutti i cespiti, ad esclusione dell’attività filatelica e numismatica, hanno dato segni negativi, comprese le imposte sui prodotti petroliferi (da 28 a 26 milioni) e un calo generale di tutte le imposte e tasse diverse che hanno chiuso complessivamente con un meno 11,88%. Intanto il deficit per il 2011 passato dopo le prime vicende di crisi del sistema finanziario da 38 a 51 milioni, non considera per la prima volta nella storia della Repubblica il ripianamento della gestione di fondi pensione di artigiani e commercianti che se aggiunto farebbe schizzare il deficit a 65 milioni di euro. La nota positiva è che il deficit del 2010 si è potuto ancora finanziare quasi integralmente con il tesoretto accumulato negli anni precedenti, anche se per la prima volta il mutuo di fine gestione si è dovuto realmente accendere per trovare 670mila euro che nelle casse proprio mancavano. La nota negativa riguarda invece il deficit 2011 che dovrà essere integralmente finanziato dal debito pubblico, senza sapere oggi quali saranno gli istituti bancari in grado di prestare tanto denaro allo Stato, e facendo entrare San Marino nel vortice in cui sono inseriti molti grandi Paesi. L’unica consolazione sarà quella di essere in buona compagnia.
(R.E.)
La Tribuna Sammarinese














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