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CSdL. “La Piovra a San Marino:” una conferenza pienamente riuscita

csdl[c.s.] Sono intervenuti in collegamento telefonico anche Lorenzo Diana, Presidente della Rete per la Legalità, e il senatore Giuseppe Lumia, della Commissione Parlamentare Antimafia, che hanno spronato San Marino a continuare sulla strada dell’adeguamento legislativo agli standard internazionali più avanzati in materia di trasparenza, lotta al riciclaggio e alla criminalità. Il piccolo Stato di San Marino, se non si attrezza adeguatamente, corre il rischio di essere assorbito da un mostro di grandi dimensioni e di fortissimo potere come la criminalità organizzata, che nelle sue varie forme si è infiltrata nel mondo finanziario e in settori dell’economia reale. In tal senso San Marino deve completare il percorso verso la piena trasparenza adeguandosi alle più avanzate normative internazionali, per eliminare definitivamente ogni zona d’ombra e firmare gli accordi con l’Italia, unitamente ad una azione più incisiva della Magistratura sammarinese, che deve instaurare un rapporto di stretta collaborazione e di fiducia reciproca con la giustizia italiana.

È il messaggio di fondo emerso nella conferenza di ieri sera organizzata dalla CSdL sul tema “La Piovra a San Marino”. Una conferenza pienamente riuscita e che ha visto la partecipazione di almeno 150 persone. il dibattito è stato coordinato dal giornalista David Oddone. Gli interventi introduttivi del Segretario Generale CSdL Giuliano Tamagnini e del Vice Segretario Gilberto Piermattei, hanno puntualizzato le posizioni da lungo tempo espresse CSdL sulla trasparenza dell’economia e sulla necessità di fare pena luce su tutte le infiltrazioni malavitose presenti nel tessuto nostro economico-finanziario, che hanno utilizzato le ampie zone d’opacità per decenni presenti nel sistema sammarinese.

Monica Moroni, coautrice del libro-inchiesta “Mafie a San Marino”, ha sottolineato come alcuni degli elementi su cui si è basata negli ultimi decenni l’economia sammarinese, ovvero il differenziale fiscale in campo economico e commerciale, l’anonimato societario e il segreto bancario, se da un lato hanno contribuito a portare alti livelli di benessere, dall’altra hanno creato una economia fortemente dipendente dai flussi di denaro, non sempre compatibili con gli equilibri interni ed internazionali. Questo sistema ha attirato anche organizzazioni mafiose interessate ai vantaggi in termini fiscali e di riservatezza. Gli strumenti che tali soggetti hanno trovato a San Marino sino a pochissimi anni fa, prima delle modifiche legislative di fatto imposte dalla comunità internazionale, erano: il prestanome; l’interposizione fiduciaria e le società anonime. La pratica del prestanome, a San Marino era diventata una professione, sottovalutando i rischi che esso comportava, anche in termini di infiltrazioni malavitose. L’anonimato societario ha sicuramente favorito la nascita di alcune realtà imprenditoriali non sempre pulite, così come il segreto bancario, che com’è noto permetteva di mantenere segrete operazioni, generalità e dati fiscali dei correntisti, cosa che si prolungava anche dopo l’avvenuta cessazione del rapporto bancario.

In sostanza, il sistema permetteva a chiunque di versare somme di denaro senza che se ne conoscesse la provenienza e senza che questa potesse essere appurata. Questi elementi hanno di sicuro favorito le infiltrazioni ed attacchi di stampo malavitoso sia nell’economia reale che nel mondo della finanza, abile, consapevolmente o meno, nel ripulire o investire i capitali sporchi delle mafie o di epocali evasioni fiscali. San Marino deve realizzare dunque una piena trasparenza bancaria e finanziaria e al contempo deve rendere più forte ed autonomo il sistema giudiziario, rimasto arcaico, mentre l’aggressività delle cosche e dei clan necessitano invece di sistemi di intelligence condivisi e di procedure e strumenti al passo con i tempi, a partire da una Procura antimafia, da una polizia giudiziaria specializzata e da scambi di informazioni immediati e automatiche con il mondo.

Il procuratore del Tribunale di Rimini Paolo Giovagnoli, nel rispondere a numerose domande, tra le altre cose ha posto l’accento sulla necessità della collaborazione e dello scambio di informazioni tra le magistrature e le forze di polizia dei due paesi, Italia e San Marino, che devono avere al loro interno persone di fiducia reciproca. San Marino non può prescindere da un solido rapporto con l’Italia, sia per le sue piccole dimensioni sia perché il fenomeno malavitoso viene dalla stessa Italia. In tal senso ha sottolineato l’ampiezza del fenomeno malavitoso nell’intera regione Emilia Romagna, auspicando che prenda corpo la volontà di creare a Bologna una sezione della DIA (Direzione Antimafia), quale centrale di coordinamento dell’attività investigativa contro la criminalità nella regione.

La serata è stata arricchita anche dall’intervento telefonico di prestigiosi ospiti. Un invito a continuare sulla strada della legalità e trasparenza è venuto da Lorenzo Diana, Lorenzo Diana, Presidente nazionale della Rete per la Legalità, nonché membro della Direzione della Fondazione Caponnetto. Ha detto di essere a conoscenza dei passi avanti fatti da San Marino sul piano legislativo. San Marino ha bisogno degli accordi con l’Italia, e a sua avviso il nuovo governo italiano ha colto questa necessità, anche per evitare il rischio che la RSM torni a rifugiarsi nel “vecchio sistema”. In tal senso ha spronato San Marino a girare completamente pagina, per avvicinare il più possibile la data della firma degli accordi con l’Italia. L’educazione alla legalità deve avvenire a tutti i livelli; culturale, sociale, istituzionale. Per combattere le mafie c’è bisogno di strumenti avanzati, adeguati a contrastare associazioni criminali sempre più forti e organizzate. Anch’egli ha confermato l’importanza della collaborazione e dello scambio di informazioni a livello internazionale.

Altro intervento telefonico molto apprezzato è stato quello del Senatore Giuseppe Lumia, membro della Commissione Parlamentare Antimafia. “San Marino – ha affermato – ha fornito dei segnali interessanti nel rendere le sue norme in materia finanziaria e di lotta al riciclaggio più compatibili con le regole internazionali. Questi segnali, ora, si devono trasformare in una sistematica azione antimafia.” Ha poi aggiunto: “Il sindacato è un’organizzazione fondamentale per contribuire ad affermare, anche sul piano culturale, il binomio “legalità e sviluppo”, che è quella condizione essenziale per educare alla legalità e togliere qualsiasi terreno alle infiltrazioni mafiose”.

David Oddone ha concluso i lavori citando una frase di Paolo Borsellino: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare”.

CSdL


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