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Amianto nei bidoni: pericolo dopo la neve

amianto[Fixing] L’abbondante nevicata di febbraio ha portato alla luce un problema da maneggiare con i guanti: quello che riguarda l’amianto, crollato assieme ai tetti. Un’emergenza da non prendere assolutamente sottogamba. Anzi. Le precipitazioni dello scorso mese hanno provocato molti danni alle strutture: coperture distrutte, muri bagnati, eccetera. Danni per centinaia di migliaia di euro. Ma al danno provocato dal maltempo si aggiunge, in alcuni casi, il pericolo per la salute. È emerso infatti che in diversi casi l’emergenza è stata gestita, dai privati cittadini, in maniera del tutto scriteriata. E infatti è di questi giorni la scoperta di alcuni rifiuti pericolosissimi abbandonati nei cassonetti. Trattati come banali rifiuti domestici. “Sabato scorso – esordisce Mirkare Manzi, responsabile tecnico della ditta Beccari srl – come sempre, abbiamo effettuato il nostro giro di raccolta dei rifiuti sul territorio. Quando abbiamo scaricato il materiale dentro l’impianto, sono emersi frammenti di amianto. Di fatto abbiamo fatto scattare l’allarme e abbiamo preso le dovute precauzioni: abbiamo così raccolto l’amianto e l’abbiamo messo all’interno di alcune big bag, ovvero alcune buste create per questo tipo di rifiuto. E’ stata quindi avvisata l’azienda dei servizi, l’AASS, e lunedì è venuta a prelevare il materiale pericoloso, che ammonta ad un peso complessivo di circa 20-30 chili”.

Il vero danno è costituito dalla gestione dei rifiuti. L’amianto è un nemico molto pericoloso per la salute pubblica.

“Le macerie dei tetti in eternit contengono fibre d’amianto o asbesto, e sono pericolosissime per la salute dell’uomo. La resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti, tessuti da arredamento a prova di fuoco, elettrodomestici, asciugacapelli, copri assi da stiro; ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l’uso praticamente in tutti i Paesi. Le polveri contenenti fibre d’amianto, se respirate, causano gravi patologie. Un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle”.

Si può parlare di una mancanza di cultura e di informazione da parte dei cittadini sammarinesi?

“Certamente. Non è colpa dell’AASS o delle aziende autorizzate al ritiro dei rifiuti. E’ il singolo cittadino che, pur di disfarsi dei rifiuti, li raccoglie e li porta nei cassonetti, non sapendo che sta manipolando un materiale pericolosissimo. La neve ha fatto crollare numerosi capannoni presenti sul territorio. In diversi casi le vecchie coperture contengono queste sostanze pericolose. Il maltempo ha portato in superficie questo problema”.

La percezione della pericolosità dell’amianto ancora oggi è quasi nulla.

“Interi capannoni sono crollati sotto la pressione della neve e immense aree di amianto si sono sgretolate e mescolate alle macerie. Il nostro Dipartimento di Prevenzione ha l’obbligo civile e morale nei confronti dei cittadini di intervenire immediatamente per sigillare le aree per far sì che personale inadeguato non si occupi di recuperare questo materiale. È opportuno che per ogni singola richiesta di piano operativo di rimozione, si vada direttamente sul cantiere a verificare la corrispondenza di quanto dichiarato, con tutte le specifiche del caso. Mi spiego: se il tetto è, per esempio, di 100 metri quadrati, significa che il recupero sarà pari a circa 17 kg per 1 mq., ovvero 1.700 kg, se non addirittura maggiore, visto il mescolamento alle altre macerie”.

Il problema è anche nella mappatura delle strutture ricoperte di amianto.

“A San Marino non c’è. Credo che sarebbe fondamentale per il Dipartimento di Prevenzione dell’ISS riuscire ad avere la stima di quanti tetti siano ancora rivestiti di amianto. Informazioni, dati, ubicazione, eccetera”.

Se una persona volesse sostituire i tetti, lo Stato dà una mano?

“Non esistono incentivi. Servirebbero, però: si parla della salute dei cittadini. E’ quasi impossibile riuscire a ‘bonificare’ le coperture: i costi sono alti, e senza aiuti…”.

Un consiglio pratico per chi smaltisce?

“Senza dubbio bisogna utilizzare una serie di procedure molto ferree. E poi affidarsi all’AASS e alle ditte autorizzate, che possono smaltire in sicurezza. Le racconto un fatto che mi è accaduto. Un giorno un signore è entrato nel mio ufficio. ‘Salve, mi sa dire se questo è amianto?’. Me l’ha detto tenendolo tra le mani. Ma è anche successo che qualcuno si sia presentato all’uscio della nostra ditta con una certa quantità di ferro proveniente da un cantiere. Ferro contaminato da amianto. Quel qualcuno aveva ancora addosso la tuta utilizzata per smontare e bonificare l’amianto. Le fibre sono sulla tuta, e possono essere trasferite sul sedile dell’autocarro, e quindi sugli indumenti degli altri colleghi”.

L’Europa ha già normato da tempo l’amianto. E San Marino?

“La prima nazione al mondo a riconoscere la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati fu il Regno Unito, nel 1930. In Italia, l’impiego dell’amianto è fuori legge in Italia dal 1992. La legge n. 257 del 1992, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all’estrazione e la lavorazione dell’amianto, è stata la prima ad occuparsi anche dei lavoratori esposti all’amianto. In seguito alla normativa indicata, nel 1995 venne stabilita una procedura amministrativa che vedeva coinvolto l’INAIL per l’accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento dei predetti benefici previdenziali. San Marino si è mossa in ritardo: sul Titano si parla di amianto da appena sette anni. La Legge n. 94 del 2005 infatti regola la gestione di materiali contenenti amianto. Successivamente sono state emesse una serie di linee-guida sulla gestione dell’amianto. Qualche anno dopo gli altri Paesi…”.

La scoperta di frammenti di amianto nei cassonetti è preoccupante.

“La Repubblica di San Marino deve spalancare orecchie e occhi su questo pericolosissimo materiale. L’amianto viene ritrovato all’interno di cassonetti di raccolta rifiuti solidi urbani dislocati sul territorio. All’interno di cassonetti utilizzati per la raccolta della plastica sul territorio, quelli blu per intenderci. Cosa significa? Che se qualcuno utilizza questi cassonetti dopo che qualcun altro, prima, ha gettato frammenti di eternit, ha altissime possibilità di respirare dette fibre. La disinformazione è davvero preoccupante. E ha conseguenze devastanti sulla salute delle persone”.

Alessandro Carli

San Marino Fixing


1 Commento a “Amianto nei bidoni: pericolo dopo la neve”


  1. 1silvia

    Lo sanno tutti che l’amianto e’ dannoso, ma le persone preferiscono fare finta di non conoscere l’argomento,e’ inammissibile non essere al corrente della pericolosita’ di questo tipo di materiale, il processo alla eternit tenutosi a Torino insegna! tali gesti di incivilta’ mi lasciano davvero basita! complimenti a tutte quelle ditte e persone che hanno depositato l’amianto nei cassonetti bravi!

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