Il saluto della Ecc.ma Reggenza in occasione della prima sessione Consiliare del semestre
Indirizzo di saluto delle L.L. E.E. Maurizio Rattini e Italo Righi in occasione della prima Sessione Consiliare del semestre.
In questa prima seduta consiliare da noi presieduta, desideriamo rivolgere a tutti Voi, Onorevoli Consiglieri e Onorevoli Membri del Congresso di Stato, il nostro saluto più cordiale ed esprimere l’auspicio per una proficua attività ed una fattiva collaborazione.
E’ forte in noi la preoccupazione per il momento storico e le difficoltà che il nostro Paese sta affrontando, sicuramente uno dei più difficili del dopoguerra e che tutti i Sammarinesi vivono con preoccupazione e apprensione.
Difficoltà che hanno origine non solo da cause interne ma, come ben sappiamo, anche da una congiuntura globale internazionale e soprattutto da dinamiche di interrelazione con la vicina Repubblica Italiana che ci costringono a ripensare i termini del nostro sviluppo economico, sociale e politico, un modello di sviluppo non più convincente e da ripensare alla luce delle strategie internazionali.
San Marino ha dimostrato concretamente di aver imboccato la strada irreversibile della trasparenza nonché la sua volontà di porsi a pieno titolo tra i Paesi virtuosi adeguandosi agli standard internazionali in materia finanziaria, di contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione ed al terrorismo. Un impegno, questo, che ha ottenuto e sta ottenendo significativi riconoscimenti, in particolare da parte di tutti gli importanti Organismi Internazionali che oggi ritengono San Marino Paese virtuoso e collaborativo. Risultato, questo, che sta contribuendo a consolidare la fruttuosa collaborazione e ampliare sempre più i fraterni legami che uniscono l’amica Repubblica Italiana e San Marino, portando tutti noi ad una rinnovata convinzione di poter dare, quanto prima, soluzione ai problemi di comune interesse.
Oltre a delineare un nuovo e solido modello economico, questa crisi ci costringe a portare avanti con determinazione una politica di rigore e di risanamento dei conti pubblici attraverso una decisa azione di contenimento della spesa corrente ed un sapiente impiego delle risorse al cui interno vive, comunque, la volontà di continuare a garantire ai suoi cittadini quella condizione di serenità e benessere diffuso che fino ad ora sono stati al centro delle politiche di sviluppo.
La Reggenza sarà neutrale ma non distaccata perché è convinta che il risanamento e lo sviluppo sono mete raggiungibili se tutti noi – ciascuno nel proprio ruolo, senza attardarsi nel rimpianto delle occasioni mancate e nella ricerca degli errori compiuti nel passato – sapremo ritrovare quel senso del bene comune e dello Stato che è essenziale per lo sviluppo duraturo del Paese e saremo in grado di cambiare molte cattive abitudini ed eliminare le insufficienze che ci portiamo dietro da anni.
Dal nostro punto di vista l’emergenza impone alle parti politiche di essere responsabili, di trasferire il confronto ad un più alto livello istituzionale, di trovare un momento di riflessione utile a non rinunciare alle proprie posizioni, ma a sostenerle in un clima non condizionato dal dibattito quotidiano.
Ora più che mai la politica ed i politici devono dimostrare di non avere paura di agire collettivamente e manifestare che è il momento di far prevalere l’interesse generale su qualsiasi calcolo particolare nella consapevolezza che la politica non lascia spazio al populismo e all’antipolitica quando sa farsi classe dirigente, quando sa cogliere per tempo i cambiamenti necessari e sa far fronte alle sfide del momento.
Anche perché i nostri cittadini, che stanno dando prova di maturità e responsabilità, guardano con preoccupazione alla distanza e dissonanza crescente tra le difficoltà del loro quotidiano e le contorte alchimie della politica, e sempre meno comprendono e sopportano le sterili e non sempre utili contese della politica. Chiedono invece alla classe politica di far corrispondere il loro agire al sentire comune, di conoscere e vedere realizzati progetti efficaci per il futuro della Repubblica, così da poter tornare a guardare con serenità al loro avvenire e, soprattutto, a quello dei loro figli.
La crisi sta infatti aggravando, soprattutto, le difficoltà dei giovani che da troppo tempo si trovano a vivere uno stato di precarietà che non consente loro un progetto di vita lavorativa ed esistenziale.
Se non offriamo ai nostri ragazzi nuove possibilità di occupazione, di affermazione sociale ed una prospettiva di vita dignitosa la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti.
Le stesse domande e le stesse attese vengono dall’economia e dalle imprese che, oltre a subire gli effetti della grave crisi economica e finanziaria mondiale, stanno pesantemente pagando le conseguenze del rapporto con l’Italia e ci chiedono di accelerare la fase della ricostruzione, del rilancio e di iniziative per dare risposte concrete alla crisi e avviare una nuova stagione di crescita economica.
Possiamo farcela se riusciremo a superare le difficoltà attuali attraverso un grande sforzo collettivo, unendo le forze e ritrovando quel senso di un comune destino e quella tensione morale e civile che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere, richiamandoci ai valori fondanti della nostra Comunità, valorizzando quel patrimonio di intelligenza, energia e di seria operosità che costituisce la risorsa più preziosa della nostra Repubblica e ristabilire quell’autorevolezza della classe politica e quel senso di fiducia verso le Istituzioni che è condizione indispensabile per porre mano a riforme e scelte che non possono più essere rinviate e che hanno bisogno di analisi e condivisioni.
Questo richiede di privilegiare gli interessi generali della Repubblica a quelli dei singoli e dei gruppi e di farci guidare nelle scelte politiche dai grandi valori della condivisione e dell’equità, della giustizia sociale e dai bisogni dei cittadini, dedicando particolare attenzione a quelle fasce della popolazione che maggiormente risentono delle conseguenze della crisi: quanti hanno perso il lavoro, i giovani, gli anziani e le famiglie.
A questa esigenza di operare scelte immediate e lungimiranti sono chiamati tutti coloro che ricoprono posizioni di responsabilità nella vita politica e sociale del nostro Stato ed ognuno deve fare la sua parte:
- alla politica è richiesto il coraggio e la capacità di svolgere quella funzione insostituibile di stimolo e di valutazione delle priorità che portano ad un impegno concreto nelle principali riforme in corso, nell’interesse prioritario della giustizia sociale e dei bisogni dei cittadini;
- alle forze sociali e imprenditoriali è richiesto di dare solidamente il loro contributo allo sviluppo, nella speranza che ci sia sempre più coesione fra due componenti essenziali per la crescita del nostro sistema.
Le difficoltà sono tante ma ci sono “segnali di speranza e di ottimismo”, quindi oggi la priorità è consolidare questi segnali. Se tutti insieme continueremo a lavorare su un percorso virtuoso in grado di alimentare la fiducia, presto saremo in grado di adeguarci nel modo migliore ai cambiamenti e alla nuova realtà che sta avanzando e così superare al meglio questa fase di criticità.
Per questi motivi la Reggenza, sentendo forte la responsabilità istituzionale e personale del momento attuale, si renderà garante di quel richiamo alla solidale coesione tra le differenti componenti politiche ed istituzionali affinché si diffonda sempre più quel “comune sentire” in grado di superare i particolarismi e di concretizzarsi in scelte largamente condivise.














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