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Giovani e disoccupazione, risposta di Matteo Zeppa ad Angela Venturini

matteo-zeppa-2[c.s.] In maniera molto pigra, dopo una settimana lavorativa di 42 ore e mezzo, Domenica mattina mi recai molto lentamente al bar -a piedi- osservando la (poca) natura che ancora ci circonda, per assaporare un ottimo cappuccino e leggere distrattamente le notizie riportate sui quotidiani sammarinesi, che solitamente dopo gli stillicidi della settimana, in quel giorno sono un poco più tranquilli. Poi lo sguardo cadde su un articolo de La Tribuna dal titolo: “Giovani e disoccupazione: colpa della loro pigrizia oppure sono le possibilità a mancare?”.
Pensando in maniera molto lenta e tranquilla, propria della mia generazione a detta di qualcuna- pigra appunto- mi immersi nella lettura.
Ed ecco qui l’ennesima entrata a piè pari della signora Venturini, esponente della Maggioranza facente parte del partito dei Moderati, che a discapito del nome del movimento di appartenenza, ben poco ha a che fare con il concetto di moderazione. Frasi sprezzanti (e le riporto fedelmente): “ Mi fa specie sentire che non vogliono cercare un lavoro (i giovani appunto) perchè non c’è. Se guardano bene in giro, il lavoro c’è, anche se non collima con il loro curriculum. Occorrono voglia, umiltà e fantasia” Poi l’esortazione finale (bellissima): “RAGAZZI SVEGLIATEVI”.
Parole durissime, dette in maniera alquanto spropositate che fanno il verso al famosissimo “culattoni e raccomandati” citato da Vittorio Sgarbi, o al più recente: “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”, detto dall’esecrabilissimo Padoa-Schioppa.
Probabilmente lo spirito di emulazione ha trovato proseliti anche a San Marino.
Mi rivolgo direttamente al Consigliere Angela Venturini.
Le parla una persona che non è affatto pigra, ancora giovane invero, che ha passato 7 mesi in cassa integrazione, cercando e ricercando un lavoro, che finalmente trovai e che mi riempie di gioia. Che nella sua vita si è sempre sbattuto per poterlo fare, senza puzza sotto il naso.
Sa Angela, con un mutuo sulla casa, due figli e tutto il “cucazzaro” attorno, non mi posso assolutamente permettere di essere pigro. E nella mia vita lavorativa, mi sono adattato benissimo mi creda; non ho bisogno certo dei consigli calati dall’alto dopo una boriosa giornata di lavoro in qualche Commissione qua e là.
E non credo che voglia, umiltà e fantasia siano sentimenti mancanti a quelli che Lei definisce giovani o meno.
Le parole dette anzi sono di una gravità estrema; il concetto da Lei espresso potrebbe essere riscritto così: “ragazzi, non studiate, non evolvetevi, non informatevi che tanto vi dovete adattare; è solo tempo perso”; se permette, ancora è il singolo che ha autorità per decidere della propria vita, ma tutto il Suo intervento rispecchia una corsa al ribasso in un futuro incerto.
Una frase del genere la disse anche un Segretario di Stato ad una serata a Chiesanuova. Si vede che l’imprinting di coloro che sono parte della Maggioranza del Paese è il medesimo.
Nella continuazione dell’articolo, si esprime della poca attività dei Giovani, nella vita politico/sociale del Paese….bhè, se consente signora Venturini, certe parole in bocca a coLei che ad una serata incentrata sul problema delle infiltrazioni malavitose a San Marino (organizzata proprio dal Suo gruppo Consiliare), ove promise prima il dibattito con il pubblico in sala, per poi chiuderla alle 22.15 di sera, senza ottemperare a ciò, lascia il tempo che trova. (presumibilmente perchè la sala era piena di coloro che qualche Suo collega definisce ancora oggi “nemici del Paese”…)
In maniera molto pigra mi rivolgo ai Giovani ed anche a quelli che lo son meno.
Non lasciate cadere certe parole nel vuoto; se passa l’assunto che talune persone possano esternare tutto senza colpo ferire, allora siamo alla morte sociale e della Comunità.
Sappiamo benissimo quale è la situazione di San Marino; più di mille persone sono senza lavoro, e non vi sono tra essi, solo dei Giovani…tutt’altro.
Cara Venturini, si è mai recata all’Ufficio del Lavoro richiedendo le disponibilità di esso? Ha mai visto quante aziende cercano lavoratori? Senza ombra di dubbio non vi sono certamente mille richieste!
Si è mai messa nei panni di chi, per esempio avendo 2 lauree in mano, e per una legge assurda che permette anche nuove assunzioni con 2 livelli di retribuzione inferiori al precedente settore, si vedono costretti -per i motivi citati sopra- a fare lavori poco consoni? Io li ho visti, quindi i casi sono due: o io erro o Lei non osserva attentamente.
O ancora: casi di chi si licenziò da una ditta privata sei anni fa e dopo aver cambiato in corso d’opera 2 lavori, ed essendo nuovamente tornato in regime di mobilità con l’ultimo, si sentì rispondere che “non sarebbe potuto tornare alla vecchia ditta”?
Potrei citargliene a decine di casi del genere, e Lei parla di “voglia, umiltà e fantasia”?
Allora ribalto il problema; cosa avete fatto Voi appartenenti alla Classe Dirigenziale del Paese, della Maggioranza oltretutto, per consentire un aumento delle richieste di Lavoro, favorendo in tal maniera meno pigrizia? Nulla…e sarebbe già moltissimo.
La crisi che attanaglia questa Nazione è frutto di una scarsissima lungimiranza di tutti Voi, nessuno escluso. Ed ora il problema è la mancanza di fantasia?
Non Le chiedo il lavoro che Lei svolge e francamente non m’importa in fico secco. Le domando la cortesia di mettersi nei vestiti di coloro che la CRISI la vivono sulla propria pelle, di coloro che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, perchè il sistema San Marino è crollato miseramente. Probabilmente sedete in luogo troppo alto, e ciò Vi impedisce di poter vedere e sentire il reale polso dei lavoratori, Giovani e meno. Sarebbe il caso di cominciare a scendere dal piedistallo di carta che Vi siete creati ad hoc.
Questa boria nel voler dare aria alla bocca è quantomeno inopportuna, di un cattivo gusto e desumo che non sia un refuso di stampa, in quanto dall’articolo si evince nitidamente che trattasi di Sue parole, visto che sono virgolettate.
Potrei andare avanti per ore a scriverLe, ma sono talmente pigro e poco fantasioso che mi fermo qui ma lancio a Lei ed ai suoi colleghi questa proposta: quanto tempo dovrà passare affinché riuscirete Voi ad avere “voglia, umiltà e fantasia” per fare riemergere questa Nazione?
La risposta gliela sussurro dolcemente e molto volentieri io, povero inetto: MAI.
Non Vi rendete conto nemmeno che siamo al punto dove siamo, dando colpe ai giovani, ai lavoratori mancati, solo ed esclusivamente poiché non avete risposte da offrire. Siete obsoleti e personalmente non accetto consigli di vita da persone come Lei. Li tenga per sé. Farebbe un favore a molti, e non cadrebbe in tremende cadute di stile.
Questo è quanto Le dovevo, e tra uno sbadiglio ed un altro, tra una grattata alla pancia ed una poca fantasiosa vita, La invito ad informarsi meglio.

Matteo Zeppa (Movimento RETE).


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9 Commenti a “Giovani e disoccupazione, risposta di Matteo Zeppa ad Angela Venturini”


  1. 1cristina

    Farai strada Matteo, spero proprio che farai strada, perchè sei bravo e sincero. Ma stai in guardia però, non fare che la politica ti tolga la trasparenza e la tenerezza dei sogni più veri, perchè alla fine l’ingranaggio politico tutto scolora,tutto fa dimenticare, tutto deforma… e te ne accorgi quando cerchi i tuoi sogni nelle tasche e tra tante cartacce non li trovi più.Viva la vita!!!:-)

  2. 2titi

    l’articolo l’ho letto anch’io e sono rimasto stupefatto dire certe cose in un momento così triste per tante persone (giovane o non) è veramente da squilibrata.

  3. 3samu

    ormai alla Venturini gliene abbiam dette di cotte e di crude, se non si danno una svegliata sta volta…. rimane solo la rivoluzione!

  4. 4INCAZZATO

    ma in che mondo vive la venturini? dire certe cose in questo momento difficele non solo per i giovani ma ci sono anche tanti meno giovani. forse voleva dire andare in qualche ristorante o fare le pulizie in nero? li le diploma di rag.o geom. o altro non serve

  5. 5AZ

    Una riflessione (secondo me interessante) apolitica e non ideologica.. se avete 5 minuti per leggerla e poi anche per riflettere, in questo contesto, come si posiziona San Marino.

    Mentre in tutta Europa aumentano strumenti di minore rigidità organizzativa, oraria e retributiva, che aumentano la competitività senza intaccare la sicurezza dell’impiego l’Italia ha proposto varie riforme che nel corso del tempo che hanno semplicemente introdotto forme contrattuali meno stabili, meno “sicure” in nome della flessibilità.
    La flessibilità all’italiana tende a ridurre, statistiche alla mano (statistiche inesistenti a san marino in generale), la produttività del lavoro oltre che ad aumentare l’insicurezza, contribuendo a peggiorare il livello di competitività del paese, in Europea permette una migliore soddisfazione professionale senza compromettere, anzi spesso incentivando, l’efficienza aziendale.
    E’ quanto emerge da uno studio dell’Eurofound, la “Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro”, un’agenzia dell’Unione europea che ha analizzato numerose variabili del mondo del lavoro in tutta Europa, dall’utilizzo dei contratti part-time e degli straordinari, dalla diffusione della retribuzione variabile e della partecipazione ai profitti dell’impresa. All’uso della flessibilità oraria mantenendo il posto “stabile”.
    Lo studio dell’Eurofound, (http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2010/05/en/1/EF1005EN.pdf), mostra che in Italia le pratiche di flessibilità sono a senso unico e poco diffuse, che non ci sono progressi significativi non solo rispetto a paesi più “evoluti” come Olanda, Francia Danimarca, Germania e altri, ma che rispetto a paesi come il Portogallo.
    Il 56% delle imprese europee permette di gestire flessibilmente l’orario di lavoro. Ma i gradi di flessibilità possono essere diversi. Si può semplicemente permettere l’entrata e l’uscita “flessibili”, oppure consentire l’accumulo di ore in un giorno da utilizzare poi in un’altra occasione, o anche permettere di utilizzare tale “accumulo” orario per usufruire di un giorno libero extra. Questa “flessibilità oraria” può essere gestita settimana per settimana, oppure su base mensile, o addirittura per l’intero anno. E può riguardare parte del personale, o tutto. La classifica vede ai primi posti la Finlandia, il Regno Unito, la Danimarca, la Svezia, la Germania e l’Austria dove la quota è sopra o poco al di sotto del 70%. L’Italia (con il 48%) è ben sotto la media dell’Europa a 27, scavalcata anche da Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania. Ma non è tutto: guardando in dettaglio agli strumenti offerti ai lavoratori, mentre per la Finlandia, la Svezia, la Danimarca e tanti altri Paesi la scelta cade su schemi più avanzati di flessibilità oraria, in Italia le imprese che la concedono scelgono il modo “semplice”, l’entrata e l’uscita mobili. Mentre pochissime (il 15% contro, ad esempio, il 65% di quelle Finlandesi o il 50% della Danesi o il 40% delle tedesche) utilizzano schemi più “moderni”, come ad esempio l’accumulo di ore per avere un giorno libero. L’Italia, tanto per capirci, è in compagnia di Paesi come Ungheria, Irlanda, Lituania, Portogallo, Grecia, Cipro e Turchia.
    L’indagine si occupa anche di altri aspetti, dal tipo di relazioni sindacali alla diffusione di accordi dove una promozione dei profitti aziendali vengono distribuiti agli impiegati sia in forma di contanti sia in forma di azioni. Interessante è soprattutto l’analisi che la competitività aziendale non risente negativamente, anzi, di un utilizzo più “moderno” e flessibile dell’organizzazione del lavoro. Se guardiamo alle situazioni dei diversi paesi, dove c’è maggiore flessibilità la situazione economica delle imprese è mediamente più “florida”, esse sono in grado di creare PIU’ OCCUPAZIONE e la loro produttività del lavoro non ne risente. Anzi è più elevata di quella italiana. Insomma, la strada scelta dall’Italia di applicare la flessibilità declinandola soprattutto sul versante delle “precarietà” non sembra pagante. Ne risente la demografia: nascono meno figli che nelle altre nazioni europee, dove ci sono anche serie politiche per la famiglia. i consumi crescono meno che altrove. E soprattutto, il gap di produttività con il resto d’Europa si fa sempre più evidente. Una sburocratizzazione del mondo del lavoro sembra utile, ma nel senso di un maggiore orientamento verso i risultati e una minore rigidità in materia di orario. L’Italia, ostaggio di posizioni sindacali che a volte tendono a irrigidire anche dove non è necessario, imprese poco attente alle innovazioni organizzative, e una politica del lavoro del governo vecchia, che ha puntato tutto sulla precarizzazione anziché sulla flessibilità, continua a perdere terreno.

  6. 6end

    Certo che le cose stanno cambiando cari sammarinesi fino qualche anno fà era baldoria, ora dovrete rimboccarvi le maniche come stiamo facendo da tanti anni noi in Italia,vedete noi ci conviviamo da diverso tempo con queste problematiche per voi sono buie novità che da adesso in poi vi accompagneranno per diversi anni…concludendo: zeppa e la venturini anche pensandola in modo diverso non accettano che la festa sia finita…benvenuti…

  7. 7cristina m.

    Grande Matteo !!!!!! molto pigramente, concordo pienamente……… pero’ che fatica !!! ahahahaha

  8. 8charro

    dato che mi sembra che tanta gente pensa di sapere tante cose riguardo ai giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, racconterò quello che ho assisto molte volte; questi ragazzi vengono contattati dalle aziende tramite ufficio del lavoro,
    sbattuti spesse volte a fare lavori sottopagati,e con continui richiami tanto da portarli al esasperazione ,
    non si ha la voglia di farli apprendere.
    appena se nè vede uno nuovo parte già la scommessa di quanto durera,cosi l’azienda si rivolge di nuovo all’uffico del lavoro dicendo guardate che il ragazzo che mi avete mandato non gli abbimo potuto rinnovare il contratto perche era troppo incompetente con il tipo di lavoro nostro,mentre avolte se ne vanno da soli,
    cosi il datore di lavoro si trova a passare da vittima
    dicendo che la sua produzione non va avanti e che sarà lui di persona ad assumere la persona competente,
    naturalmente (frontaliere),e siccome la disoccupazione
    e arrivata ad un livello quasi insostenibile e un vero scandalo che questo avvanga,ma purtoppo avviene è sapete perchè!!perche l’imprenditore minaccia di depositare la licenza e di mandare a casa tante altre persone,

  9. 9Ale

    Vivo a San Marino ormai da 20 anni. Ho lasciato nel mio paese il lavoro e la laurea per adattarmi alle condizioni della nuova patria. Ho cresciuto due figlie, che studiano entrambe al liceo, ma per le quali il futuro a San Marino lo vedo mooolto difficile. Con un grande dispiacere non mi resta che incoraggiarle per andare all’estero (e magari restarci), se vogliono trovarsi il lavoro e farsi una famiglia. A San Marino, gira e rigira, al Palazzo ci sono da vent’anni sempre le stesse persone, quelle che si sono rivelate incapaci di portare qualsiasi cambiamento. Anzi hanno saputo solo prosciugare le risorse sammarinesi – e non parlo solo dei soldini, ma pure dei giovani che davvero se ne vanno… Che tristezza!

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