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Corriere Romagna. Conto sospetto da 2 milioni: politici nel mirino

Corriere Romagna[Corriere Romagna] Giuseppe Mazzini a San Marino non era il noto repubblicano e patriota italiano. No: per la Banca Commerciale Sammarinese commissariata da oltre un anno, era l’intestatario di un conto dai tanti cari “amici”. Tutti politici del Titano che in pochi mesi l’hanno svuotato di oltre due milioni, usandolo come un bancomat. Riciclaggio, finanziamento illecito ai partiti o una calunnia?

Il tribunale di San Marino ha voluto aprire un’inchiesta che, dopo la prima fase di segretezza, ora sta per esplodere. Poche porte più in là, lo stesso tribunale indaga su un altro mistero legato a doppio filo alla stessa banca: è il “libro nero” del Titano, l’agenda ritrovata nelle oltre cento cassette di sicurezza sequestrate un anno fa nel corso di una perquisizione alla sede della Finproject, finanziaria che deteneva il 20% di Bcs.
Nel diario ora sotto custodia al Palazzo di giustizia, pagine e pagine fitte dei misteri sul “sistema San Marino”: intrecci di affari e politica che ora i magistrati stanno cercando di capire se corrispondano a fatti concreti o solo a millanterie.
A complicare il quadro, ci si è messa di mezzo nei giorni scorsi l’indagine “Chalet” sul giro di fatture false tra Veneto e San Marino.
Al centro della presunta organizzazione, vi era Claudia Minutillo, ex assistente personale dell’ex ministro Giancarlo Galan, ma anche amministratore delegato della Finanziaria Infrastrutture alla quale proprio dalla Bcs partì un discusso bonifico da oltre un milione di euro in pieno periodo di blocco dei pagamenti e sulla cui vicenda il tribunale di San Marino ha aperto l’ennesima inchiesta.
Il conto Mazzini. Intestato a un omonimo del repubblicano genovese (la cui residenza è fatta coincidere guarda caso con il domicilio di uno degli assidui “frequentatori” del conto), il rapporto Mazzini è stato aperto anni fa alla Bcs: rimpinzato di soldi da non si sa chi, con diversi libretti al portatore è stato nel tempo svuotato.
Secondo le firme in calce alle movimentazioni bancarie, a beneficiare del misterioso benefattore, sarebbero stati almeno cinque politici, tutti molto in vista nella piccola Repubblica, di partiti diversi e ad oggi rappresentati nel parlamento sammarinese, il Consiglio grande e generale. Almeno questo dicono le firme.
Ma il tribunale, che ha affidato l’intera inchiesta al commissario della legge Simon Luca Morsiani, vuole veder chiaro anche su quei libretti al portatore ed è al lavoro per capire se in realtà le firme non siano state falsificate.
Eppure il conto Mazzini aveva fatto drizzare le orecchie due anni fa anche a Banca centrale, l’organo di vigilanza degli istituti di credito sammarinesi: una lunga ispezione dei tecnici antiriciclaggio e di quelli dell’Agenzia di informazione finanziaria aveva portato al blocco del conto. Tutti i documenti sono da allora custoditi in tribunale.
A mettere in allarme Banca centrale e il tribunale ci aveva pensato un esposto presentato nel 2010 da un ex consigliere della banca, il generale della Guardia di Finanza oggi in pensione Alberto D’Amico. Le gravi irregolarità denunciate da D’Amico avevano scatenato una serie di controdenunce, tra cui una per truffa dalla quale il generale D’Amico è stato proprio da poco prosciolto.
Il libro nero sarebbe denso di cifre, appunti e nominativi
Una volta commissariata, alla Bcs vennero bloccati anche i pagamenti: da allora, i crediti e i debiti dell’istituto di credito sono stati acquisiti, dopo lunghe trattative e l’interessamento del governo, da Asset banca.
Ma la storia del conto e il presunto intreccio con la politica prezzolata si avviluppa con un’altra vicenda ben più oscura, ossia quella della perquisizione alla Finproject, nelle cui cassette di sicurezza il commissario della legge Rita Vannucci ha trovato un po’ di tutto. Tra queste, dopo il rocambolesco tentativo dell’ex console sammarinese in Libia e consigliere di Finproject, Gianluca Bruscoli, di bloccare la perquisizione opponendo un fantomatico segreto di Stato libico conservato nelle cassette da portar via, il tribunale vi trovò un’agenda.
Un libretto denso di appunti, con nomi, cifre e racconti. Mai mostrato, il già ribattezzato “libro nero” del Titano è diventato leggenda nei corridoi del Palazzo di governo sammarinese.
Secondo il tribunale, altro non sarebbe che la narrazione del sistema politico del Titano, forse infarcito di qualche esagerazione, ma forse, almeno in parte, anche la cruda rappresentazione dei fatti.
Il conto Mazzini e l’agenda nera sono l’opera di un millantatore pagato dalla politica per inguaiare gli avversari o sono invece la prova fedele di un sistema di corruttela? E perché al centro di tutto c’è la stessa banca? Abbastanza per scatenare un terremoto.

Patrizia Cupo
Corriere Romagna


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3 Commenti a “Corriere Romagna. Conto sospetto da 2 milioni: politici nel mirino”


  1. 1Monsignore

    e quale sarebbe la notizia?

  2. 2primo

    se veramente il paese è democratico, devono venir fuori i nomi e cedere di far rimborsare con penale il maltolto.

  3. 3Realtà

    Dove sono i rappresentanti del movimento demagogico, generalizzatore e discriminatorio?
    C’é la solita questione morale che da anni si ripropone.
    Vogliamo sapere chi, nella sala consiliare, ha a che fare con queste “faccende” e a quale titolo?

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